Non c’è più il Regno Unito di una volta

Il Premier Johnson in un laboratorio di Oxford

Un drappello di deputati conservatori ha creato un gruppo su WhatsApp, dal titolo piuttosto schietto: “What the fuck is going on?“. Traducendo in termini meno indecenti “Che cavolo sta succedendo?“. Di fronte a una persistente incertezza, si naviga a vista, si prendono delle decisioni incomprensibili e confuse. La leadership di Boris Johnson è messa sotto accusa dai suoi stessi sostenitori di un tempo.

Non si parla solo di Brexit. Si dubita che questo esecutivo sia adatto a guidare la nazione in questi tempi difficili, dovendo prendere decisioni altrettanto difficili. Ma ci torniamo. Adesso facciamo un passo indietro.

Com’è messo il governo britannico attualmente

Quando Philip Tetlock e Dan Gardner hanno pubblicato il loro libro, Superforecasting, un critico ha evidenziato come contenesse degli ottimi concetti su come governare. In particolare, trattava l’importanza di fare previsioni e di essere lungimiranti per evitare di incappare negli stessi errori, ancora e ancora.

In particolare dice:

Le previsioni sono state fondamentali per il viaggio dell’umanità da una piccola tribù nella savana africana a una specie in grado di lanciare oggetti attraverso il sistema solare con estrema precisione. In fisica, abbiamo sviluppato modelli estremamente accurati su scale molto diverse dall’universo subatomico a quello visibile. In politica, abbiamo continuato a fare lo stesso tipo di errori ripetutamente.

Cosa c’entra con Johnson, la Brexit e l’emergenza COVID-19? Si dà il caso che questo libro sia stato assegnato a tutti i consiglieri ministeriali dal consigliere personale di Boris Johnson, Dominic Cummings (considerato l’architetto della Brexit e l’eminenza grigia dietro diverse decisioni chiave).

Sembra però che non abbia particolarmente migliorato le decisioni del premier o dei suoi collaboratori più stretti, che faticano a prendere decisioni lungimiranti. Anzi faticano a prevedere cosa succederà settimana prossima, dice il Guardian.

Cosa sta andando male

Dopo le dimissioni di Theresa May a causa del suo fallimento nel far approvare il suo accordo Brexit, da Johnson ci si aspettava un cambio di passo. Quella mossa che sbloccasse lo stallo. Ma le cose sono andate diversamente. Molti sono perplessi di fronte alla confusione del premier, che sembra sorpreso ogni volta che il suo esecutivo fallisce. Fallisce perché la mancanza di un piano preciso porta a problemi, che si affrontano solo quando non è più possibile evitarli. I più evidenti sono la gestione della pandemia e i negoziati per la Brexit, che hanno fatto pochissimi progressi rispetto a dove li aveva lasciati May.

Brexit

Quando Johnson ha firmato l’accordo per uscire dall’Unione Europea che ha venduto al pubblico britannico come “fantastico“, non ha previsto che presto avrebbe descritto l’accordo come così terribile che avrebbe dovuto minacciare di infrangerlo. Proprio così. Johnson, per la prima volta nella storia del Regno Unito, ha presentato una proposta di legge che ostacola il libero mercato tra Irlanda e Irlanda del Nord, violando quindi un pezzo dell’accordo per la Brexit che lui stesso aveva firmato e su cui aveva concordato. Questa è una violazione del diritto internazionale.

Quando ha dichiarato di essere pronto a violare il diritto internazionale, non ha previsto che ciò avrebbe innescato la condanna da parte di ogni ex primo ministro vivente e di importanti Brexiters. Commenta il Financial Times, comunque filo-conservatore: “Se non gli piaceva l’accordo sulla Brexit dell’ottobre scorso, perché il nostro premier lo ha firmato?”

La gravità di violare un trattato internazionale non riguarda solo i rapporti con l’UE post Brexit, in tal caso destinati a un “no deal”, cioè alla conclusione del negoziato sui futuri rapporti commerciali senza alcuna intesa, con effetti disastrosi per entrambe le parti, ma particolarmente per il Regno Unito. Come dice un altro ex leader dei conservatori, Michael Howard (di professione avvocato), e come hanno osservato tanti altri, Londra è storicamente il simbolo del rule of law: lo stato di diritto è nato qui, con la Magna Carta. Violare la parola data, significa non riscuotere più fiducia a livello internazionale. E perdere l’autorità morale di criticare chicchessia, dalla Cina all’Iran, se fanno altrettanto. Una cosa impensabile fino a pochi anni fa.

Pandemia da COVID-19

Sulla pandemia, il governo ha cambiato linea almeno una dozzina di volte, con il risultato di avere cifre record di contagi e di vittime, dopo averla inizialmente minimizzata. Il sogno dell’immunità di gregge è rapidamente sfumato. Lo stesso Johnson ha dovuto rapidamente fare marcia indietro (anzi una vera e propria inversione ad U) dopo essere stato in pericolo di vita per diversi giorni, in seguito proprio all’infezione da COVID-19. Karma.

Mentre il COVID imperversava in Europa, nel Regno Unito le partite di calcio proseguivano normalmente. I pazienti anziani venivano spostati dagli ospedali alle case di cura (quindi assieme ad altre decine di persone fragili) senza controllare se erano guariti dal coronavirus. L’app per tracciare i contagi, l’equivalente del nostro Immuni è arrivata in notevole ritardo.

Se aggiungiamo anche diversi disastri di politica interna, varie figuracce, e il fantomatico supervantaggioso accordo commerciale con gli Stati Uniti di Trump che non si è mai materializzato (e Joe Biden potrebbe essere ancora meno accomodante), non c’è da meravigliarsi se i deputati del suo stesso partito reagiscono con “what the fuck“.

In tempi normali, l’incapacità di prevedere sarebbe già di per se imbarazzante, ma durante una pandemia globale è fatale.

Il libro Superforecasting dice anche che i peggiori a fare previsioni sono quelli “con una grande fiducia in se stessi tanto da attenersi alle loro grandi idee” mentre invece bisognerebbe essere “cauti, umili, calcolatori, sempre di mentalità aperta, ascoltando molti punti di vista“. Tutto ciò che il duo Cummings-Johnson di certo non è stato.

Boris Johnson, premier del Regno Unito
Boris Johnson, premier del Regno Unito
Che idea abbiamo di Cummings

Dominic Cummings ha un’influenza tale a Downing Street da essere spesso entrato in aperto conflitto con altri consiglieri di Johnson, più moderati e con una lunga carriera alle spalle. È stato soprannominato Rasputin per la sua influenza sul premier, da molti ritenuta eccessiva e pericolosa. Lui ha coniato l’efficace slogan “Take back control”, “Riprendiamoci il controllo” per sostenere (e forse è stata fondamentale per) la Brexit. Da allora, è stato l’ombra di Johnson, aiutandolo anche a vincere le elezioni del dicembre 2019 puntando sulle zone economicamente depresse e laburiste nel Nord dell’Inghilterra. Si è dimesso il 13 novembre dopo che Johnson si era rifiutato di licenziarlo nonostante avesse violato le regole del lockdown del suo stesso governo, spostandosi di centinaia di chilometri per andare a Durham con la famiglia.

Cummings esce da Downing Street
Cummings esce da Downing Street
Che idea abbiamo di Johnson

Molti a Bruxelles pensano che il suo governo sia di ispirazione thatceriana, ossia molto orgoglioso e forte in politica estera. In realtà è un “governo populista radicale”, sostiene Kim Darroch, ex ambasciatore britannico a Washington. Il progetto del governo Johnson, sempre abilmente orchestrato dietro le quinte da Dominic Cummings, non è quello di costruire una Singapore sulla Manica ossia un paradiso fiscale neoliberista a due passi dalla UE ma la costruzione di un capitalismo di stato che farebbe rivoltare la lady of iron nella tomba. Tutto ciò a scopo di mantenere il consenso politico nei distretti industriali che prima votavano Laburista. Una scommessa azzardata, dai risultati incerti e che rischia di costare caro al 46% di esportazioni britanniche che raggiungono la UE.

Mala tempora currunt.

Cosimo

Habituè di politica e relazioni internazionali. Avido consumatore di qualsiasi cosa tratti economia, storia, diritto e politica. La musica classica sarà fuori moda ma aiuta a lavorare. Cerco di portare informazione di qualità e alla portata di tutti.

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