L’allargamento dell’Unione Europea è un problema?

Unione Europea

Già da tempo molti leader europei chiedono il cambiamento di regole invecchiate troppo velocemente e non più adatte a quello che l’Unione Europea sta affrontando, ovvero un progressivo allargamento verso i Balcani e i paesi dell’Europa orientale.

Vi sono vari problemi, anche interni all’unione stessa, che bisogna sbrogliare prima di espandersi ulteriormente. Il fallimento nel fare ciò, sta precludendo molte opportunità. Srecko Latal, giornalista che dagli anni Novanta si occupa dei Balcani, dice che i ritardi che i paesi balcanici stanno osservando nei negoziati, crea una sensazione di abbandono che sta spegnendo il fuoco delle riforme democratiche e liberali. In particolare, Latal afferma che “invece di portare la democrazia nei Balcani, il 21esimo secolo ha balcanizzato il mondo”. L’ascesa di leader populisti, la loro sfiducia verso la democrazia liberale (ci torneremo parlando di Ungheria e Polonia) e il disinteresse delle potenze occidentali verso i Balcani, hanno lasciato dei vuotiche Russia e Cina sono ben felici di andare a riempire. Tagliando fuori l’Occidente.

CHE SUCCEDE ALLA UE

Partiamo con ordine. Da quando la Comunità Economica Europea (CEE) è diventata Unione Europea, come la conosciamo adesso, molte cose sono cambiate. Innanzitutto ha più poteri e più possibilità di influenzare la vita di 446 milionidi europei. Dopo essersi consolidata, ha iniziato a pensare di espandersi, ed effettivamente è successo. Macedonia, Montenegro, Serbia e Bulgaria hanno ufficialmente espresso il desiderio di entrare nell’Unione Europea e alcuni altri paesi hanno più o meno recentemente concluso le trattative e sono ufficialmente Stati Membri. Tuttavia, a questa travolgente espansione, di pari passo, non è avvenuta una riforma delle regole interne. Regole pensate per altri tempi e altre epoche, mai cambiate.

I PROBLEMI ATTUALI DELLA UE

Attualmente, ogni decisione presa, ha bisogno dell’unanimità degli stati membri nel cosiddetto Consiglio europeo per essere confermata. È facile capire che mettere d’accordo 9 paesi (com’era nella CEE, l’embrione dell’attuale Unione) e metterne d’accordo 27 (o in futuro 28, 29 o 30) non è la stessa cosa. Innanzitutto perché ciascuno di questi 27 paesi ha i propri interessi, le proprie alleanze e governi variegati che devono accontentare diversi tipi di elettorato.

In seguito all’allargamento, molti politici progressisti come l’europarlamentare olandese Guy Verhofstadt avevano proposto di cancellare la regola dell’unanimità. Ma per cancellarla, serve ugualmente l’unanimità. Questo funzionamento, che corrisponde a un vero e proprio veto generalizzato, è forse il più grosso asso nella manica degli stati più piccoli (come Malta e Slovenia) per far sentire la loro voce, ed è praticamente impossibile che vi rinuncino.

Mantenere la regola dell’unanimità e contemporaneamente 30 stati all’interno dell’Unione, creerebbe un contesto di instabilitàe un’ulteriore dilatazione dei tempi per prendere decisioni, anche cruciali.

Il consiglio europeo durante una riunione
Il consiglio europeo durante una riunione
COME SI ENTRA NELL’UNIONE EUROPEA

Per entrare nell’Unione Europea innanzitutto, occorre essere un paese europeo. Può sembrare una cosa scontata ma la candidatura del Marocco nel 1987, fu rigettata immediatamente proprio per questa ragione. Occorrono poi una lunga serie di incontri e negoziati affinché lo stato in questione aderisca a dei principi irrinunciabili, una conditio sine qua non, per accedere all’Unione. Per fare solo alcuni esempi, un paese che decide di accedere, deve fornire delle garanzie sul rispetto dell’indipendenza della magistratura, i diritti umani, l’adozione della moneta unica (anche se sono state fatte delle eccezioni per Regno Unito e Danimarca), la libera stampa e l’abolizione della pena di morte. La commissione europea valuterà singolarmente tutti gli indicatori e deciderà se passare alla fase successiva dei negoziati o bloccarsi e segnalare una criticità.

I negoziati possono durare anche molti anni, in base ai progressi che lo stato riesce a fare. La Turchia ad esempio è candidata dal 1999 e ancora non sono stati fatti progressi significativi, anzi si considera di annullare i negoziati. La situazione dei diritti umani nel paese sta peggiorando e diverse riforme democratiche introdotte appositamente per garantirsi l’accesso alla UE stanno venendo smantellate.

Il presidente francese Emmanuel Macron a riguardo a questo riguardo, dopo il summit di Sofia, disse: “Credo che dobbiamo guardare con molta prudenza e rigore a qualsiasi nuovo allargamento. Gli ultimi 15 anni hanno mostrato un percorso che ha indebolito l’Europa, pensando sempre che dovesse essere estesa”.

Uno dei tanti incontri tra Unione Europea e diplomatici turchi nel 2016
Uno dei tanti incontri tra Unione Europea e diplomatici turchi nel 2016
I PROBLEMI ALL’ALLARGAMENTO VENGONO DA DENTRO

Se è vero che per i paesi candidati la strada delle riforme è tortuosa e piena di ostacoli, i paesi già membri non rendono le cose più facili. Ungheria e Polonia, due paesi a guida semi-autoritaria, stanno infrangendo alcune regole che, se fossero candidati, li renderebbe non idonei all’ingresso alla UE. Tuttavia non esiste modo efficace di punirli, perché per farlo serve ancora una volta l’unanimità.

La cosiddetta “opzione nucleare” è prevista dall’articolo 7 del Trattato di Lisbona e viene applicata nel momento in cui un paese membro dimostri di violare i valori su cui si fonda l’Unione Europea (la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e il rispetto per i diritti umani). Prevede la sospensione del diritto di voto all’interno del Consiglio europeo. Come detto prima, per essere attivato, è richiesta l’unanimità, e non è mai stato considerato che gli stati incriminati potessero essere più di uno. In questa situazione, se si tentasse di punire la Polonia, l’Ungheria accorrerebbe in aiuto e bloccherebbe tutto. E viceversa.

Detto questo e visti i problemi che si affrontano già all’interno, sarebbe suicida aggiungere altri stati che andrebbero a creare gli stessi problemi. D’altro canto proprio perché tutti questi paesi sono relativamente piccoli e instabili, respingendoli, sarebbe molto facile spingerli verso Russia e Cina, due potenze ostilio quantomeno scettiche nei confronti del progetto di integrazione europeo. Entrare nella loro sfera di influenza, per questi paesi, significherebbe quasi sicuramente virare verso governi autoritari o subire una forte influenza sugli affari interni.

RICEZIONE DEI FONDI E CORRUZIONE

Un altro problema è la gestione dei fondi che l’Unione Europea eroga. I vari paesi membri li ricevono attraverso diversi programmi economici, per sostenere l’economia e favorire lo sviluppo. I soldi da suddividere tra i vari paesi provengono da tutti gli stati membri e vengono erogati dai più ricchi verso i più bisognosi. I paesi più ricchi e che quindi contribuiscono di più al bilancio europeo, hanno tutto l’interesse che questi soldi vengano spesi bene e non finiscano in giri di corruzione, molto comuni proprio nei paesi dell’Europa orientale (ma anche in Italia, dove non riusciamo a spenderli)

Secondo gli molti economisti, una enorme quantità di soldi iniettati in un paese, soprattutto quelli di piccole dimensioni, avrebbe l’effetto di “drogarne” l’economia. Questo risulta, spiegano, in un aumento incondizionato del PIL anche se questi soldi verranno spesi malissimo. Gli effetti della spesa si vedranno sul lungo termine. Se la crescita si interrompe terminata l’iniezione di liquidità allora c’è stato uno spreco. Se invece la crescita diventa stabile, ci sono stati investimenti strutturali e riforme importanti.

Ancora una volta, i problemi vengono dall’interno. I paesi del Nord Europa, hanno già grosse difficoltà ad assicurarsi che i fondi inviati a paesi come Italia e Grecia non vengano spesi per finanziare misure elettorali ma per la crescita. Far entrare altri paesi che hanno storicamente problemi di cattiva gestione, creerebbe enormi grattacapi.

LE CONCLUSIONI DA TRARRE

Le conclusioni a cui molti leader e analisti sono giunti è che un’espansione troppo affrettata condurrebbe questa Unione ad essere sempre più disunita, sia economicamente che politicamente. Per avvicinare i paesi in difficoltà alla sfera europea, sarebbe più consono potenziare i programmi di aiuti specifici, vincolati a riforme e rendicontazione.

Cosimo

Habituè di politica e relazioni internazionali. Avido consumatore di qualsiasi cosa tratti economia, storia, diritto e politica. La musica classica sarà fuori moda ma aiuta a lavorare. Cerco di portare informazione di qualità e alla portata di tutti.

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