L’11 settembre 2021 vi proporremo uno speciale edito Notiziæ sugli attentati dell’11 settembre, in occasione del Ventennio del “Ground Zero – L’Occidente sotto assedio”.

Prima di entrare nel merito dei tragici avvenimenti andremo ad analizzare le fondamenta sulle quali si è instaurato il clima di terrore, le fondamenta di un disastro ancora attuale, basti ricordare quello che sta accadendo in queste ore (15 agosto 2021) che sta decretando il fallimento delle operazioni in Afghanistan dopo vent’anni.

Piccola riflessione prima di incominciare:

Il terrorismo islamico va temuto in quanto fenomeno pericoloso in idee e modi di agire, che mette in dubbio la convivenza tra popoli. Non possiamo dirci a favore del terrorismo, ma dobbiamo invece condannarlo con tutta la nostra forza e convinzione per rendere grande l’idea occidentale di rispetto e progresso culturale, senza dimenticarci che ogni forma di terrorismo di ogni religione è mossa da una profonda e diffusa disuguaglianza delle risorse tra i singoli e tra i popoli.
La Redazione di Notiziae

 

Ground Zero – L’Occidente sotto assedio
Parte 1

La prima tappa della nostra ricostruzione ci porta nel 1979, siamo in Afghanistan e alla Vigilia di Natale inizia la guerra sovietico-afghana tra le forze armate della RDA1 supportate dall’URSS2, contro i mujāhidīn3 finanziati, armati e addestrati dagli Stati Uniti durante le presidenze Carter (1977 – 1981) e Reagan (1981 – 1989) e altre nazioni filoamericane tra cui il Pakistan.
Le forze sovietiche invasero il territorio afgano con l’obbiettivo di deporre l’allora presidente Hafizzuh Amin4 eletto pochi mesi prima, noto per le brutalità e le carneficine contro il suo popolo. Hafizzuh eliminò dal partito coloro che percepiva come avversari e cercò in ogni modo di espandere il suo consenso, sperando nell’appoggio statunitense o pakistano e rifiutando l’aiuto dell’Armata Rossa per placare rivolte interne. Fu la scintilla che convinse l’Unione Sovietica a invadere l’Afghanistan.
La guerra durò oltre nove anni, terminò nel 1988 e l’Afghanistan dagli iniziali 13,41 milioni di abitanti arrivò a 11,62 milioni (oggi sono oltre 38 milioni). Enormi furono le perdite civili ed economiche, un paese allo stremo sotto i capricci dei due schieramenti della guerra fredda, non dimentichiamoci che è quello il periodo storico.
Dai dati di Wikipedia abbiamo che furono tra 600.000 e 2 milioni di civili afghani morti, 5 milioni di profughi civili afghani, 2 milioni di profughi interni e circa 3 milioni di civili feriti.

Nove anni che possono essere divisi in quattro spazi temporali:

  1. dicembre 1979 – di febbraio 1980. I sovietici consolidano le loro posizioni e si accendono i primi scontri di poca rilevanza
  2. marzo 1980 – aprile 1985. Il conflitto è più vivo che mai, i sovietici conducono operazione su larga scala volte alla distruzione delle bande di mujāhidīn.
  3. maggio 1985 – dicembre 1986. I sovietici vogliono trovare una strategia d’uscita dal conflitto. Nell’85 Gorbačëv5 arriva ai vertici dell’URSS e vuole porre fine ad una guerra inutile da portare avanti, allora si cerca di coinvolgere sempre più le truppe della RDA e si tengono i primi contatti diplomatici con gli oppositori. Così dirà il maresciallo Sergej Fëdorovič Achromeev, capo di stato maggiore delle Forze Armate: “il popolo non approvava la guerra. Le ragioni dell’ingresso delle nostre truppe in Afghanistan non gli erano mai state spiegate, anche perché era impossibile farlo. Le perdite non erano perciò considerate necessarie e inevitabili”.
  4. gennaio 1987 – febbraio 1989. Si organizza il ritiro delle truppe sovietiche, operazione conclusa il 15 febbraio 1989.

 

Ma detto questo, non dovevamo trattare degli attentati dell’11 settembre? Cosa perdiamo tempo a parlare di cosa accadde in quel remoto paese spesso nominato?
Beh, la storia lo insegna, nulla è facile e lineare, ora inizia il “bello” e tutto si ricollegherà.

 

Al-Qāʿida ha le sue basi proprio nella guerra sopra esplicata a punti, nasce nel 1988 senza supporto degli Stati Uniti che nel mentre stavano finanziando i ribelli afgani. Fino al 2001 Al-Qāʿida non venne mai classificata come organizzazione terroristica internazionale, accadde per la prima volta durante i processi per gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 in Kenya e Tanzania, che tratteremo nella parte 2 di questo speciale.
Il leader fu individuato in Osama bin Laden che poteva contare su qualche decina di milioni di dollari di patrimonio personale e i macchinari dell’azienda edile di famiglia per supportare la resistenza afgana sin da giovane ventiquattrenne. Osama bin Laden guiderà l’organizzazione terroristica sin alla sua morte nel 2011, quando prese il comando Ayman al-Ẓawāhirī, numero due dell’organizzazione.

Va comunque precisato che Al-Qāʿida è diventato un nome usato molto spesso per indicare organizzazione che non ne fanno parte, ma sono riconducibili all’estremismo religioso islamico. Molti media, e talvolta noi, cadono nell’errore di generalizzare anche nella cronaca di oggi data la estrema complessità e similitudine delle organizzazioni islamiche minori, ma la solfa è quella. Molti sono stati gli attentati con i quale i terroristi medio orientali hanno cercato di piegare il nostro occidente, dagli aerei dell’11 settembre 2001, come spiegato nel dettaglio nel nostro speciale a cura di Pio Guerra che uscirà l’11/09, agli attentati di Bali del 2002 e agli attentati ai treni nella stazione di Atocha di Madrid dell’11 marzo 2004. Ultimo ma non per importanza Anṣār al-Sharīʿa6 (Al-Qāʿida nello Yemen) il 7 gennaio del 2015 fu responsabile dell’attacco alla sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo.

Non abbiamo però ancora dato una definizione coincisa di Al-Qāʿida, allora eccovi accontentati: Al-Qāʿida è un’organizzazione islamista sunnita paramilitare fondata da Bin Laden nel 1988 che compie violente azioni ostili nei confronti dei vari regimi islamici filo-occidentali e direttamente al mondo occidentale.
Oggi è classificata come organizzazione terroristica dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dai principali governi occidentali oltre che dalla NATO.

 

Ok; abbiamo capito cos’è Al-Qāʿida, ma potevamo cercalo anche su Wikipedia. Passiamo al sodo della questione, per ora Bin Laden e USA sembrano non conoscersi, vogliamo arrivare alle prime diatribe.

 

È doveroso una chiarimento su cosa sono le fatwā.
Nel mondo arabo la fatwā è un generico responso giuridico su questioni prettamente di diritto islamico o pratiche di culto.

Due furono le fatwā scritte da Osama Bin Laden alla fine degli anni ’90.
La prima fu pubblicata nel 1996, quando ancora il giovane terrorista era pressoché sconosciuto in occidente, non ricercato in nessun paese USA compresi, ma solo nella sua terra nativa, l’Arabia Saudita.

Tali motivi comportarono scarso interesse nella prima fatwā del 1996 intitolata “Dichiarazione di guerra contro gli americani che occupano la terra dei due luoghi santi“.
In questo lungo scritto Bin Laden si lamentò delle attività americane in numerosi paesi. Fu inviato via fax ai giornali in lingua araba di tutto il mondo, con particolare interesse ai giornali inglesi. La prima apparizione fu sul giornale arabo di Londra Al-Quds Al-Arabi7 nell’agosto 1996.

 

Grazie per l’attenzione, la continuazione dello speciale sarà nel prossimo articolo.
Tratteremo della seconda fatwā, degli Attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 e degli eventi fino al fatidico 11 settembre 2001

 

 

[1] Repubblica Democratica dell’Afghanistan
[2] Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
[3] مجاهدين‎, combattente impegnato nel jihād o combattenti per la propria patria
[4] Secondo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan dal 14 settembre 1979 al 27 dicembre 1979
[5] Michail Sergeevič Gorbačëv, segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 11 marzo 1985 al 24 agosto 1991
[6] Il precedente nome dell’organizzazione terroristica era al-Qāʿida nella Penisola Arabica
[7] Quotidiano panarabo indipendente, pubblicato a Londra dal 1989 e di proprietà di espatriati palestinesi

 

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