Ipocritamente corretto | La Parentesi

Ha invaso le homepage di tutti gli habituè di Twitter il video – risalente alla notte scorsa – che immortala le molestie sessuali subite in diretta dalla giornalista toscana Greta Beccaglia.

Per chi non avesse bazzicato il social azzurro nelle ultime ore, però, facciamo un breve riepilogo. Diventato in poco tempo trend topic, l’hashtag #GretaBeccaglia ha raccolto in appena mezza giornata decine di migliaia di messaggi di solidarietà rivolti alla professionista molestata e di condanna nei confronti dell’uomo che si è reso protagonista di tale atto ignobile Quale? L’aver palpeggiato il sedere della giornalista proprio mentre questa era impegnata in un collegamento live post-partita Empoli-Fiorentina.

Come si può notare nel video, la reazione della donna è stata – a buon ragione – piccata, forse addirittura sottodimensionata rispetto a ciò che avrebbe potuto/dovuto fare. Chiamiamola professionalità, ovvero capacità di non farsi distogliere dal lavoro che si sta portando a termine. O chiamiamolo coraggio, o – ancora – chiamiamolo come voi preferite.

Non sono però passate inosservate nemmeno le parole del conduttore in studio, che da involontario testimone della scena se n’è uscito con un discutibile “Dai, non prendertela. Sono esperienze che ti fanno crescere”. Sicuramente non il modo migliore per “confortare” una donna, una professionista, che in pochi istanti si è vista privata della propria dignità di persona e lavoratrice, senza dubbio. Ma nemmeno un atto grave tanto quanto – se non di più – quello del palpeggiatore, fortunatamente immortalato dalle telecamere e pronto ad essere individuato dagli inquirenti.

Sembra assurdo ma bisogna dirlo. Bisogna dirlo perché in rete – a quanto pare – il focus sembra essersi malsanamente spostato dalla molestia vera e propria alle parole, se vogliamo imbranate e fuori luogo, di un uomo che, non sapendo cosa dire o fare per spiegare ai telespettatori ciò che è appena successo, ha tentato maldestramente di evitare che la situazione degenerasse in una rissa in prime time. E lo si comprende bene ascoltando per intero le sue parole, evitando di soffermarsi ai primi secondi. Solo così è possibile distinguere lo sdegno del conduttore per quanto appena successo alla collega, verificando altresì il suo vero intento. Che non era certo quello di sminuire o colpevolizzare la Beccaglia, quanto quello di preservare quel poco di dignità di cui il collegamento ancora godeva.

“Chiudiamola qui Greta, dai. Chiudiamoli qui così puoi reagire come vuoi, non in diretta. Ti permettiamo di reagire perché certi atteggiamenti meritano qualche sano schiaffone, che se fosse stato dato (loro) da piccolo gli avrebbe permesso di crescere dignitosamente”

Questo quando detto dal conduttore, diventato suo malgrado oggetto di una rabbia che – vuoi per un eccesso di zelo, vuoi perché oggi si danno più peso alle parole che ai fatti, anche quando non si dovrebbe – è stata spostata dal degno destinatario ad un soggetto colpevole soltanto di aver mal soppesato le sue parole.

Terminata la mia apologia, vorrei però spendere due parole su quello che è il vero argomento di questo articolo. Un articolo scritto di getto, perché certe cose è sempre meglio esternarle che tenersele dentro.

Spostiamoci nella linea nel tempo al primo pomeriggio di oggi, domenica 28 novembre 2021. Ore 14:20 o giù di lì, ora di pranzo. Su Rai1 va in onda – come da oltre 20 anni – DomenicaIn, condotto anche quest’anno da Mara Venier. Ospiti in studio ci sono alcuni concorrenti di Ballando con le Stelle, compresi i vincitori delle semifinali di sabato 27 novembre. Presente anche Alvise Rigo, modello ed ex-rugbista. Un bel ragazzo, indubbiamente. Teniamolo a mente.

L’argomento è ovviamente la puntata del giorno prima, discusso dalla Venier, da Rigo e da altri ospiti di spessore come Federico Fashion Style, anche lui concorrente del popolare show condotto da Milly Carlucci. E tra un commento e l’altro non sono mancati gli apprezzamenti e le battute “osè” rivolte dalle donne presenti nei confronti del giovincello in t-shirt. Se per questo, non sono mancati nemmeno i doppi sensi ma non staremo qui a giudicare un comportamento che soltanto ad un bigotto potrebbe venire in mente di censurare o ritenere immorale.

No, commenteremo quello che è accaduto subito dopo. La Venier si è infatti alzata, invitando Rigo a fare altrettanto. Poi un abbraccio, un abbraccio molto stretto e – come d’improvviso – la mano della conduttrice è scivolata sul lato b del ragazzo, con annessi “strizzatina” e zoom della telecamera sulla mano “incriminata”. Una scena che io – da telespettatore – ho guardato basito ma che ai presenti in studio non pare aver destato grandi preoccupazioni, anzi. Grasse risate, come fosse appena andato in onda il più esilarante degli sketch comici.

Badate bene: il mio sbigottimento non è dovuto all’atto in sé, quanto al significato che gli è stato dato. O, meglio, al significato che viene ad esso dato a seconda che il palpeggiatore/palpeggiato sia un uomo od una donna. Pensateci: la “toccatina” ai danni della Beccaglia ha – giustamente – scatenato un putiferio social; la palpatona della Venier il riso dei presenti e di chi commentava online la trasmissione.

Due situazione praticamente identiche, due atteggiamenti diametralmente opposti. Se a palpeggiare la donna, e lo sappiamo tutti molto bene, il gesto viene percepito come scherzoso e l’uomo – qualora provasse a lamentarsene – come ingrato e permaloso. Se a palpeggiare è un uomo, egli diventa automaticamente un maniaco sessuale. Perchè? Volete dirmi che la Venier, magari, stesse scherzando? Possibile; perché allora non poteva star scherzando anche l’uomo che ha molestato la Beccaglia? La Venier e Rigo erano d’accordo? Possibile, ma nessuno sembra essersi posto il problema.

Non fraintendete le mie parole: condanno fermamente il gesto dell’animale che ha molestato la povera giornalista, contento del fatto che – almeno per una volta – una prova audiovisiva non permetterà al soggetto in questione di fuggire alla giustizia. Ciò che voglio dire, è: siamo davvero sicuri che quella per la quale stiamo lottando sia davvero la parità dei sessi? Siamo sicuri che molt* di quell* che si professano paladini* dei diritti delle donne non nascondano dietro la maschera di un irreprensibile femminismo il desiderio di far polemica su tutto fino a quando non vengono toccati argomenti loro sfavorevoli o atteggiamenti di cui sono stat* anche loro protagonis* ? Perché su Twitter non imperversa l’hashtag #AlviseRigo? 

Aiutatemi a trovare una risposta voi, che forse io sono troppo “maschio”, troppo “bianco” e troppo “etero” per cercarla da solo.

Pio Guerra

Scrivo su Notiziæ dal 2020 e su Editoriale sin dalla sua fondazione. Sono appassionato di storia, motori e giornalismo. Collaboro anche con alcune testate locali.

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