KENDRICK ‘S BACK CON 2 ALBUM IN 1

Kendrick Lamar

“I know I made you wait, but how much can you take? I hope you see the God in me, I hope you can see.”

Dopo anni di assenza e con giusto qualche drop a sorpresa, Kendrick torna nella scena mondiale col suo nuovo progetto “Mr. Morale & The Big Steppers”. Due album in uno, due dischi, due progetti paralleli. Nonostante la forma hip-hop e lo story telling tipico di Kendrick, l’album è stato giustamente diviso, non per forma, ma per gli argomenti e i temi trattati.

Se è la musica a parlare e non sono le storie instagram, e se dal lato social Kendrick si dimostra abbastanza distaccato ed introverso, nei brani è tanto eloquente quanto sintetico. Una personalità ricca di sfaccettature dove il proprio io è un continuo svelarsi attraverso le strofe e le melodie. La grande capacità e la potenza d’espressione dell’artista, durante tutto il progetto, hanno un’incessante crescita. Giunti alla fine di ogni metà, la carica e la rabbia vanno a dissolversi lasciando la libertà all’ascoltatore di ricominciare con la seguente o con quella che precede.

 

Kendrick Lamar

 

Prima metà: Mr. Morale Kendrick

“I hope you find some piece of mind in this lifetimes.”

La prima metà del progetto si apre con “United in Grief” che, iniziando da un coro, diventa una rappata su una base che passa dall’essere suonata al pianoforte fino a diventare più movimentata con suoni più tipici della musica tribale africana. Peculiarità di questo progetto è la presenza che si nota fin da subito di suoni in stereofonia. Suoni che, ascoltati dalle cuffie o da un impianto surround, fanno percepire con maggiore dominanza quelli ambientali in modo alternato fra orecchio destro e sinistro.

La seconda traccia del disco 1 è “N95” dove sulla base rap dalle influenze post drill, oltre alle strofe, sono presenti dei timbri melodici senza dubbio interessanti. La terza traccia è “Worldwide Steppers” divisa a metà, con una prima parte soul e blues e una seconda, più jazz e rap. “Die Hard” è un brano dalle influenze di Black music e RnB. Il pezzo conscious del progetto, sicuramente il più ispirato è “Father Time” in collaborazione con Sampha. Rich – Interlude” è una skit con beat di preparazione alla successiva “Rich Spirit“, soul al punto giusto con influenze pop.

Ad accompagnare l’ascoltatore alla fine della prima metà c’è la rabbiosa “We Cry Together” in collaborazione con la  scenografica voce di Taylour Paige. Una canzone che rappresenta perfettamente un violento litigio verbale di una coppia. L’ultima traccia della parte 1 del disco si conclude con “Purple Hearts” dove la strofa di Kendrick è accompagnata perfettamente dalla melodica voce di Summer Walker e dalla voce più cruda di Ghostface Killah.

 

Kendrick Lamar

 

Seconda metà: The Big Steppers Kendrick

“Favor comes with Favours, you can’t say no.”

La seconda parte del progetto si apre con “Count Me Out”  inizia con un beat dalle sonorità di chitarra acoustic tipica delle canzoni country. Il brano in tutta la sua complessità presenta influenze Gospel e Techno. Una continua variazione della base la rende più vicina alle canzoni pop che ad un vero e proprio pezzo rap. Il perfetto inizio della seconda metà “The Big Steppers” prepara l’ascoltatore ad una sezione dell’album estremamente più complessa della precedente.

Crown” inizia con un giro di piano che si rivela essere un crescendo, ed un connubio fra la voce soul dell’artista e l’incredibile impatto che il racconto lascia all’ascoltatore. Le citazioni di Kendrick non si fermano solo all’interno dei testi, ma anche il titolo della canzone “Silent Hill” con Kodak Black, riprende l’atmosfera cupa e ansiogena della celebre saga di videogiochi.

Savio – Interlude” rappresenta una preparazione sonora e lirica alla successiva “Savior“. Il brano è un hit rap-pop in collaborazione con artisti poliedrici come Baby Keem e Sam Dev. Non è un disco di Kendrick Lamar, senza uno story telling degno del nome dell’artista californiano, e la storia raccontata in questo caso è “Auntie Diaries“.

Mr. Morale” inizia con una skit e prosegue con un doppietto di strofe violente e splatter da parte di Lamar e un ritornello catchy di Tanna Leone. Come alla fine della prima parte, il brano che accompagna alla chiusura “Mother I Sober” è un viaggio dolce, una stream of consciousness che culla l’ascoltatore dalle parole di Kendrick alla soave voce di Beth Gibbons.

L’outro del progetto “Mirror” risulta essere un brano più sperimentato che riuscito, fra un suono nuovo ma pop e la voce dell’artista che si fonde alla base e finisce per diventare un brano simil early ’80s.

 

Kendrick Lamar

 

Kendrick e il ritorno

“Take off the money phone, take off the car loan, take off the flex and the white lies.”

É dopo un lungo processo di maturazione che il King della lirica è tornato nella scena statunitense. Senza deludere le aspettative e alzando l’asticella ulteriormente, Kendrick si dimostra essere per l’ennesima volta un artista in grado di creare prodotti duraturi e carichi di vitalità. La forza del suo novello progetto risiede in un’intimità riscoperta fra il rapper e il microfono, creando quell’aria calma, ma anche inquietante del confessionale. Un incessante intreccio fra storytelling e virtuosismo che fra collaborazioni e produzioni, crea il teatro. “Mr. Morale & The Big Steppers” è lo spettacolo inscenato dal rapper californiano. Non resta che una standing ovation.

 

Kendrick

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Alberto Maria Ferrante

Appassionato di cultura pop e di musica a 360 gradi.

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